Sull’amicizia

Intervista a Gilberto Briani di Eleonora della Ratta pubblicata su Benessere di “Famiglia Cristiana” nel settembre 2013

Da bambini o ragazzi si è amici per la pelle, si fa tutto insieme e ci si confida. Poi da adulti i rapporti spesso diventano più formali e di circostanza. Come concepisce un adulto il concetto di amicizia?

“Amici per la pelle”. È significativo lei usi la parola “pelle” nella sua domanda. In ogni relazione la pelle è il vero termometro delle nostre potenzialità, la membrana che ci delimita, ma, anche, la parte più estesamente esposta al contatto con l’altro da noi. La sua attività sensoriale è impressionante, attraverso di essa ciascuno di noi percepisce e misura il contatto con l’esterno. Quando due persone si danno la mano, già si scambiano una massa d’informazioni immediatamente utilizzabili da entrambi per definire, da ogni punto di vista, la validità dell’incontro. L’intensità energetica trasmessa, la plasticità o la durezza, la morbidezza o la ruvidezza, il sudore o la secchezza, il flusso energetico emanato e molti altri parametri servono a dare immediatamente una risposta emotiva all’incontro con l’altro.

Il detto “amici per la pelle” immagino derivi proprio dall’antichissima constatazione che per esserci “amicizia” debba prima esserci, fra due persone, reale sintonia emotiva e fisica: proprio nel senso di corporeità, compresa quella componente elettrica che il corpo emana.

Una mia paziente mi ha raccontato di aver firmato per anni la corrispondenza con la sua migliore amica così: «La tua amica per la pelle, cuore, ossa e anima!»

Bambini e ragazzi instaurano con facilità un’amicizia spontanea e immediata che crea immediatamente un clima di armonia più che fraterna fra i due. Lì non ci sono ostacoli al libero fluire dell’energia; basta un’occhiata d’intesa e immediatamente scorre un accordo, un patto, un progetto… non ci sono mediazioni culturali, né di tipo ambientale; ci si guarda e si va, si corre, si suda, si ride insieme di là dai divieti degli adulti… innocenza e fiducia sono i suoi tratti fondamentali.

Per gli adulti il tempo dell’innocenza è scaduto. Per loro l’amicizia, se antica, si rinnova su altre basi; se recente, trova solo in parte il suo substrato nella spontaneità, semmai nella condivisione di ideali o nella pratica di attività condivise, professionali, sportive. Nell’amicizia fra adulti ci sono molti aspetti da superare, primo fra tutti la competizione: bellezza e seduttività fra le donne, prestigio sociale fra gli uomini. Questi fattori molto importanti, sono spesso, avanti con l’età, causa di rotture. La competizione provoca forme di gelosia e invidia che spesso portano a comportamenti stereotipati del rapporto amichevole, a scapito della condivisione e della spontaneità.

Aristotele parlava dell’amico come un altro se stesso. Possiamo condividere da adulti la propria vita con un altro se stesso? Forse, se l’altro se stesso è per paradosso completamente differente da sé. Ma un altro se stesso identico, un gemello psichico ed emozionale, per intendersi, renderà molto difficile la vita, essendo costantemente sulla nostra lunghezza d’onda e impegnato a definire il suo mondo sulle basi del nostro.

Penso sia la differenza l’elemento dinamico della vita. Quella ovvia del sesso, ma, soprattutto, la differenza nell’attività mentale e nella propria emozionalità, in modo da permettere uno scambio energetico con il mondo in una forma individualizzata e perciò evolutiva.

Nei rapporti di amicizia fra adulti prevalgono gli interessi comuni o l’affetto che si è instaurato nel corso degli anni?

Se l’affetto che s’instaura fra amici è, come sostenevo, la sintesi dello scambio di un’energia armoniosa e spontanea fra due persone, è naturale che questo aspetto prevalga; se, invece, la fonte dell’amicizia sono gli interessi comuni, diviene tutto molto più problematico perché un tale scambio culturale può sfociare in aspetti competitivi che possono minare l’amicizia e in una rivalità intellettuale, nella quale è difficile gestire l’eventuale superiorità: certe volte basta una “innocente “ partita a scacchi.

Quanto la famiglia o i rapporti di coppia incidono su un rapporto di amicizia?

È abbastanza probabile che il formarsi delle coppie determini modificazioni profonde nelle amicizie. Spesso amicizie importanti e molto strette vengono accettate con difficoltà dal nuovo partner che può divenire inconsciamente geloso dell’altro, creando così i presupposti per una modifica delle alleanze amicali a proprio vantaggio. Dall’altro lato ci sono i “migliori amici” divenuti i nuovi partners! Ma questo ci porterebbe molto lontano…

Quando si rompe Un rapporto di amicizia dopo tanti anni, come è possibile superare il distacco?

Non si può prescindere dalle ragioni della rottura: la rottura richiama il concetto di conflitto, e se c’è questo non c’è nessun lutto amicale da elaborare, ci sono sentimenti negativi, quale rancore e vendetta, da gestire. Se invece, più che rottura, c’è distacco, allora possiamo immaginare stati dell’umore che vanno dalla nostalgia al rimpianto di quell’affetto che ci ha accompagnato per anni e adesso, per una qualche ragione, non c’è più. Da ragazzo ho avuto un amico per la pelle, con il quale si era stabilito un vero e proprio patto di sangue, ci eravamo giurati  amicizia eterna. Lui è diventato un personaggio televisivo e i nostri rapporti sono andati a malincuore a morire: e questo è umano, molto umano.

Eleonora della Ratta

Settembre 2013

Benessere di “Famiglia Cristiana”

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