Spes, ultima dea

Sono vestiti di nero. Non è un caso, anzi non potevano aver scelto un altro colore. Sono i cosiddetti combattenti dell’ISIS che auspicano una società basata su i principi integrali della legge coranica.

Sono infatti il nostro lato oscuro: la nostra crudeltà rimossa da settant’anni nelle nostre coscienze. La nostra patina di libertà non è sufficiente a coprire i nostri misfatti che rimangono repressi nell’inconscio collettivo delle nostre società occidentali.

Ci sentiamo superiori per i progressi sociali e culturali fatti, ma in realtà essi poggiano su una fragilissima base che può essere distrutta con pochi colpi di kalashnikov. Mancano infatti quelli che sono gli agenti formatori di una base sicura, cioè i principi morali che sono , alla luce di tutti, disattesi clamorosamente ogni minuto della nostra vita. La moralità è infatti la base per formare quella “armonia relazionale” che rappresenta l’ideale necessario alle nostre comunità. Moralità che è stata fraintesa e coatta per secoli con ogni forma di ipocrisia, ma che oggi ha bisogno di essere riscoperta come componente essenziale della dignità di ogni essere umano. Gli uomini neri che definiamo assassini li abbiamo creati noi, non solo vendendogli le armi, ma soprattutto rimuovendo dal nostro immaginario ogni autocritica e ogni ripensamento sul nostro stile di vita.

La nostra è una società che ha smarrito con se stessa ogni riferimento a una spiritualità che illumini la mente riduzionista delle nostre comunità umane. Una mente che misura in Pil i progressi della società, obliando ogni altro parametro che umanamente avrebbe molto più valore: livello di soddisfazione, di felicità, di partecipazione, di empatia dei singoli. E forse non sarà un caso che questi parametri non vengano usati, perché sarebbero tutti ai minimi della sopportabilità umana. Che il farmaco più venduto sia quello usato contro la depressione o per trovare un paradiso artificiale sessuale sono il segnale acuto di un profondo disagio esistenziale.

Da queste poche osservazioni i politici ( se fossero davvero dediti alla cura della Polis) potrebbero ripartire per rifondare una comunità transnazionale basata sulla condivisione di valori umani e non economici.

Pubblicato il 9 gennaio 2015 nel blog www.danielepugliese.it

Commento di Matteo in data 15 gennaio 2015: L’Occidente è in crisi profonda. I tanto spesso citati “valori” sono in dissoluzione, devastati dall’egemonia dell’economia sulla politica. Quel che ne resta è soltanto una grande ipocrisia. Come pretendiamo di giudicare religioni, culture e nazioni diverse dalle nostre quando da secoli non facciamo altro che opprimerle, sfruttarle, sterminarle? Come possiamo aspettarci che le vittime reagiscano pacificamente alle nostre aggressioni? Il brutale assassinio delle dodici vittime parigine, si dirà, è ingiustificabile. Sicuramente. Ma, allora, è giustificabile lo sterminio di centinaia di migliaia, di milioni di persone non occidentali, colpevoli solo di costituire un ostacolo alla illimitata ricerca del profitto da parte della nostra “civiltà”? Le dodici vittime di Charlie Hebdo non hanno colpa. Ma che colpa hanno le vittime palestinesi dello Stato di Israele, cui viene tolta la casa, la libertà e infine la vita? Che colpa avevano le vittime irachene e afgane degli “esportatori di democrazia”? Che colpa hanno le vittime ucraine, siriane, libiche, vittime dei disegni geopolitici occidentali? L’Occidente è in crisi perché non ha saputo porre un limite al profitto. Si sta mettendo contro il mondo intero. Perché a detestare l’Occidente ormai non sono più soltanto gruppuscoli di terroristi fanatici. Sono l’Est e il Sud del Mondo, che si stanno organizzando. E se non lo facciamo noi, prima o poi saranno loro a porci dei limiti. Si può forse dargli torto?

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