Sì il corpo è un altra storia

Sì il corpo è un altra storia. Ha ragione Antonella Blanco. In virtù del suo stimolante articolo vorrei aggiungere alcuna piccole notazioni.

La prima è che Alexander Lowen negli ultimi anni della sua vita mi confidò che, secondo lui, l’uomo aveva e temeva un solo e grande nemico: il piacere. E non si capacitava di come l’uomo potesse vedere in questo basilare fattore di crescita evolutiva, il suo principale nemico.

Sempre secondo il suo pensiero, il cambiamento evolutivo del genere umano sarebbe avvenuto solo dopo che l’uomo fosse stato capace di ribaltare questa prospettiva, accettando pienamente il principio del piacere, nel suo significato più ampio.

Infatti, la pratica analitica bioenergetica sviluppata da Lowen stesso, mira a restaurare nell’individuo un sano equilibrio fra le sensazioni dolorose che normalmente sovrastano l’individuo e quelle piacevoli che rappresentano momenti abbastanza fuggevoli del vivere quotidiano. Ai fini di queste brevi note, è interessante perciò notare come nella pratica terapeutica si assista al fenomeno del paziente che abbandoni la terapia, non per le scuse che normalmente adduce, quanto perché impaurito di lasciare lo schema di una vita, nel migliore dei casi, piacevolmente dolorosa: il “nuovo” che avanza come possibilità concreta durante la terapia, diventa il “demone” che impaurisce e impedisce all’individuo quel cambiamento verso una dimensione di libertà e creatività che, inconsciamente, aveva sempre desiderato. E’ infatti da sottolineare come la libertà e la  creatività sono due categorie esistenziali che concorrono a formare la base del principio del piacere.

Ho scelto volutamente il vocabolo “demone” in quanto il principio del piacere è sempre stato, appunto, “demonizzato” da millenni da tutte le elite politiche e religiose che hanno basato il loro potere sull’asservimento dell’uomo, in quanto strumento di libertà e creatività evidentemente molto pericoloso per la loro stabilità. Spostando il significato del piacere verso quello di licenziosità e degenerazione hanno distrutto consapevolmente l’aspetto evolutivo insito nella struttura stessa del piacere, hanno sbiadito la gioia di vivere e hanno fatto del dolore e della sofferenza una fonte di riscatto etico e morale. Così l’uomo paga da sempre un grandissimo contributo di sanguinosa involuzione, seguitando a creare un mondo dove l’amore, come strumento di relazione, è relegato alla misericordia di Dio e non alla buona volontà degli esseri umani.

Commento pubblicato il 6 maggio 2013

all’articolo di Antonella Blanco comparso nel blog www.danielepugliese.it

con il titolo Del piacere e altri demoni* il 29 aprile 2013.

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