Se l’uomo riuscirà a fondersi con la natura

ecosofiaRaimon Panikkar

Ecosofia: la nuova saggezza

Assisi, Cittadella editrice, 1993

L’ecologia ha evidenziato le questioni ambientali della nostra epoca, ha aiutato a prendere coscienza dei limiti del pianeta terra e delle conseguenze del processo di industrializzazione. Ma essa  ha un grande limite: tende a ridursi a un approccio tecnico ai problemi ambientali senza risalire alle cause ultime che li determinano. Rischia quindi di non ricercare i presupposti culturali e filosofici che stanno all’origine della questione ambientale. Solo avviando una riflessione sui motivi che, per esempio, ci portano a spostarci così tanto con le automobili anziché, sulle soluzioni tecniche che permettano di ridurre l’emissione di anidride carbonica in atmosfera, è possibile individuare le cause ultime dell’inquinamento e mettere in discussione i presupposti culturali e filosofici dell’oggi.

Se l’ecologia si riduce a soluzioni tecniche da adottare, non è in grado di generare quei cambiamenti profondi capaci di determinare un reale mutamento di mentalità, che è poi il solo capace di risolvere alla radice le questioni ambientali. All’ecologia manca la capacità di mettere in discussione l’odierna visione del mondo e dell’uomo che poi produce gli squilibri con la natura.

L’ecosofia di Panikkar, che per l’autore ha il senso di saggezza della terra, esprime ciò che può permettere quel radicale mutamento culturale di cui c’è bisogno per generare un futuro nuovo per gli esseri umani e per il pianeta. Mentre l’ecologia tende a non mutare la sua visione della natura come «oggetto», l’ecosofia la fa diventare un «soggetto». Dunque anziché elaborare una visione umana della natura, lasciare che sia la natura a rivelarsi. Così l’uomo non è più il padrone dell’ambiente, ma è chiamato a entrare in comunione con la natura perché essa sveli il proprio senso.

Relazionarsi con la natura come ad un «soggetto amico» non significa ritornare a vivere come nell’età della pietra né un ritorno sentimentale ad essa, ma riprendere coscienza della nostra relazione sacramentale con quanto ci circonda.

Dunque far pace con la terra. Il cambiamento culturale, capace di rimuovere le cause ultime dell’ecocidio, deve portare a considerare la terra come nostro corpo e il corpo come nostro Sé: “nostro”, precisa Panikkar, non da intendersi come proprietà privata e individuale. Si tratta invece di sconfiggere il nostro peggior nemico che è l’individualismo.

La Parola, come dicono le scritture sacre, non appartiene solo a un individuo, ma egli ne è compartecipe assieme a tutti gli altri uomini e a tutte le realtà create. «Il problema ecologico – conclude dunque Panikkar – è strettamente teologico e viceversa».

Luigi Arnaboldi

Da interculture

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