Gli angoli nascosti di una psiche “profonda”

ricordi_sogni_riflessioniCarl Gustav Jung

Ricordi, sogni, riflessioni

Milano, Il Saggiatore, 1965

Erinnerungen, Träume, Gedanken, questo il titolo originale in tedesco dell’opera, è in parte un’autobiografia del celebre psicanalista e in parte è ricavato da documenti rari e conversazioni tra Carl Gustav Jung e Aniela Jaffé.

Racconta l’infanzia di Jung, la sua vita personale e la sua esplorazione della psiche umana. Jung stesso lo definisce nelle sue parti più difficili come una forma di autoanalisi.

Nell’estate del 1956, anche se aveva superato l’ottantina, Jung accettò con tranquillità una proposta di Kurt Wolff, sapendo dell’aiuto che a questo progetto avrebbe dato la Jaffé; incominciando a ripescare i suoi ricordi dell’infanzia, a poco a poco si appassionò molto a questo lavoro autobiografico.

«Annotare i miei primi ricordi è diventato un bisogno, e se trascuro di farlo anche per un solo giorno, immediatamente ne conseguono sintomi fisici spiacevoli, che scompaiono non appena mi metto al lavoro»: così vennero fuori i primi capitoli e quello intitolato Ultimi pensieri, il più intimo, profondo, ricco di esperienze interiori, dove il problema della “natura religiosa” dell’anima prende importanza anche da un punto di vista psichiatrico.

Secondo Jung la propria vita è raccontare «un’autorealizzazione dell’inconscio»: un «mito individuale» che ci rappresenta «con maggiore precisione della scienza». Sogni e immaginazioni, anche della prima infanzia, fanno parte delle esperienze interiori che ci rappresentano nel mondo, e il loro ricordo fa parte del senso generale di tutta la vita umana.

Il primo ricordo della vita di Jung risale ai 2-3 anni: è sulla carrozzina sotto un albero, il sole nelle foglie sotto il cielo estivo: «Vedo il sole che splende attraverso le foglie e i fiori dei cespugli, e tutto mi pare meraviglioso, pieno di colori». Ricorda anche di tenere la testa sulla spalla della domestica, il suo collo scuro e l’orecchio, e tutto questo gli dava contemporaneamente un senso di estraneo/familiare: questo tipo di donna “estranea/nota” è destinata a diventare una componente della sua anima, e a simboleggiare “l’essenza della femminilità”.

Intorno ai 4-5 anni, ha il suo primo “trauma cosciente”: mentre gioca di fronte casa, a un tratto vede un uomo vestito di nero che si avvicina per la strada; Carl fugge in casa e si nasconde per molto tempo in soffitta, senza immaginare che si trattava di “un innocuo prete cattolico”.

Il primo sogno che Carl ricorda è a 4 anni: un prato, una scala di pietra nel sottosuolo, che portava a un trono d’oro, e sopra si regge uno “strano corpo misterioso” con un solo occhio; la madre grida: “Sì, guardalo! Quello è il divoratore d’uomini!”. Dopo decenni Carl interpreterà il corpo eretto come un fallo rituale.

Nel capitolo V Jung si sofferma su Sigmund Freud, ed è un “completamento” ai tanti lavori su di lui. A 25 anni legge Traumdeutung e lo considera importantissimo per il concetto di “meccanismo di rimozione”; non è d’accordo però sui contenuti della rimozione, che non dipendono secondo lui solo da traumi sessuali. Jung ammette di aver difeso agli inizi Freud, perché, anche se diceva delle novità importantissime, allora era “persona non grata nel mondo accademico” e questo non era giusto; però non era d’accordo con lui che tutte le nevrosi “fossero causate da rimozioni sessuali”.

Da wikipedia

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